Edems nel paese delle invalsi.

Tempi or sono, Edems era un piccola ragazzuola ingenua. Le piaceva raccogliere fiori e far svolazzare al vento i suoi capelli biondi. Era davvero una ragazza intelligente, ma così lontana dal futuro, cosa volete che siano 14 anni di esistenza? Ma un bel giorno la prof. di matematica disse: “Prepariamoci per gli esami!”. E fu lì, che i fiori appassirono, e i capelli non svolazzarono più.

E’ verosimile a quello che è successo nella mie mente. Gli esami (seppur di terza media), erano un problema lontano anni miglia, ma quando la nostra prof. ce li ha ricordati, su ogni faccia, e soprattutto sulla mia, si è dipinta una maschera di incredulità. Di già? E non è che non ce l’abbiano ricordato dall’inizio dell’anno, ma quando ho versato i soldi per comprare l’eserciziario delle prove invalsi, mi sentivo già adulta. E il fatto è che non lo sono. Dopo andrò alle superiori e dopo ancora all’università. E poi? Non so
cosa aspettarmi. E poi io sono maledettamente timida. Non ce la faccio a stare davanti ai miei insegnanti, io, piccola e minuta su un banco altrettanto piccolo, mentre loro, con gli occhi assetati di insufficienze, giudicheranno il mio lavoro. Non posso. Esagero un po’? Probabilmente sì. Ma non voglio crescere.

Lasciatemi ancora raccogliere fiori e far svolazzare i capelli.

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14 inverni.

Ecco. Sono 14enne. Che cosa cambia da ieri? Assolutamente niente. Tranne il fatto che ora se, per esempio, scrivo sui muri, possono mettermi in un carcere minorile; tuttavia posso anche scappare con il motorino, che da 14 anni posso guidare. Quindi fifty fifty.

Nimmermehr.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici;
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 
 
Primo Levi – Se questo è un uomo.

shoah

Ricordare per non Dimenticare.

Il piccolo libro della felicità.

Oggi ho comprato un libro. Uno di quelli che di solito non compro, un libretto di istruzioni, se così si può dire. Ce n’erano molti: ‘Esercizi per aumentare l’autostima’ ‘Esercizi per essere in pace con se stessi’ e poi… BAM! Eccolo lì, vicino alla cassa, piccolino e con un elastico rosso. Mi avvicino ed è il libro che fa per me.

‘Be happy. – il piccolo libro della felicità’.

Lo sfoglio ed è tutto pieno di disegnini a cui si affiancano frasi come ‘Cogli la meraviglia’ o ‘Coccolati’. Vi giuro che mai c’è stato un libro che ho avuto voglia di comprare di più. Ho aspettato almeno mezz’ora ad andare alla cassa, perchè avevo paura dei giudizi del cassiere che vedeva arrivare una ragazzina di 13 anni con un libretto per essere felice. Deprimente. Alla fine quello manco ha guardato che libro era, mi ha fatto lo scontrino e sono uscita. Ovviamente non potevo farlo vedere  ai miei genitori, che se vedono che compro libri come questi mi mandano di filato (di nuovo) dallo strizzacervelli. Così mi sono chiusa nel bagno del centro commerciale e me lo sono letto e riletto sull’asse del cesso. Già il fatto di averlo comprato mi ha messo felicità, chissà quando metterò in pratica i suoi consigli.

Vi lascio con una sua foto.

SPM_A2197   bello eh? Una cosa che mi piace è che sia tascabile, da portare in giro per sfogliarlo e seguire i suoi consigli.

La gente è diffidente.

L’altro giorno ero nei corridoi scolastici con le mie amiche prima di uscire: una calca di ragazzini pieni di brufoli in età pre-adolescenziale che dopo una settimana di scuola non vede l’ora di uscire, non vi dico. Ci fermiamo davanti ad una foto su un cartellone. E’ quella di David, il bambino africano per cui ogni anno ogni studente dona 2 euro in cambio della sua sanità e istruzione. Lui ci manda periodicamente delle sue foto e delle sue lettere (in francese). Fattosta che viene fuori l’argomento ‘Doniamo-soldi-alle-associazioni-per-i-bambini’, argomento che cerco di evitare da quando ho scoperto che sono l’unica tra le mie compagne che desidera che una coppia omosessuale abbia un loro figlio. Nonostante ciò, mi addentro nelle loro menti bacate e me ne esco con un ‘Io a Natale do soldi ad una associazione’.

APRITI CIELO!

La ‘rappresentante’ (se così si può definire) delle menti bacate ne esce con un ‘Ma che vuoi dare? Le associazioni si tengono per sè i soldi e i bambini dell’Africa (o di qualsiasi altro Paese ndr) non ne vedono neanche l’ombra!’ A parte che il discorso era pieno di ‘tipo… cioè… tipocioè… cioètipo’, e qui sorge il dubbio se anche a lei non servano soldi per un istruzione più accurata, mi chiedo se oramai la gente, e i ragazzi, sono davvero così diffidenti.

Non voglio fare la ragazza caduta dal pero che pensa che tutti siano pronti a darsi una mano, che tutti aiutino tutti. Ma appunto perchè il mondo è diventato un posto non più accogliente, so che quando qualcuno fa qualcosa di buono bisogna credergli ed incoraggiarlo. ‘Ma ci sono stati episodi di utilizzo di soldi destinati ad associazioni benefiche che non sono arrivati a destinazione’ direte voi. Ma per questo non dovremmo fidarci? Dovremmo essere più egoisti che mai? Parlando dell’Italia a nessuno verrebbe in mente (se non a pochi) di donare soldi. E lo capisco! Basta guardare i nostri politici e pensare al detto ‘Tutte le strade portano a Roma’ e cambiarlo con ‘Tutti i soldi portato ai politici’.

Ma io non capisco. Un conto sono gli adulti, che hanno una vita dietro di sè, hanno esperienza e sanno quello che fanno e che pensano. Un conto sono i ragazzi. Se non i bambini. E’ possibile che una ragazzina (seppur bimbaminchia) pensi già che donare soldi sia inutile? E’ normale che una 13enne pensi che non bisogna fidarsi di nessuno? E’ normale che un ragazzo sia diffidente di tutto e di tutti?

Maturiamo la nostra idea da soli, influenzati dal mondo che ci circonda, non sappiamo qual è il confine tra bene e male. Meglio essere diffidenti che fidarsi ed essere delusi. Ma è davvero così? Dobbiamo essere così indifferenti ed egoisti? Eppure vediamo che i bambini bisognosi stanno meglio, che gli animali hanno un posto sicuro, che magari un certo ospedale ha avuto più attrezzature grazie ai fondi.

E mi chiedo perchè pensare che un bambino in Africa sappia leggere e scrivere, che un animale ferito sia stato aiutato o che un paziente abbia potuto curarsi grazie a te, non ti faccia svuotare tutti i tuoi risparmi.

Un papà che vuole far tutto e niente, i Paramore che pubblicano un video a mia insaputa.

Oggi sono leggermente stranita. Intanto perchè mia padre è entrato in camera mia col fare da so-tutto-io e aveva voglia (aka DOVEVA a costo di tutti e tutto) rifare il mio letto. Dico, te l’ho chiesto? No, quindi sciò. Ma neanche il tentativo di buttarlo fuori sdraiandomi sul mio letto è riuscito e quindi ha dovuto rifare il letto. Non vi dico che cosa è uscito. Cose di cui anche Thorin Scudodiquercia avrebbe paura. (Ho visto ‘Lo Hobbit’ (acca spirata mi raccomando) e nonostante la trilogia del Signore Degli Anelli mi renda indifferente, Lo Hobbit mi è piaciuto assai). Mio papà non ha battuto un ciglio minimamente, diversamente da mia mamma che mi urla dietro cose incomprensibili. Poi lo ha messo a posto e se n’è andato. Dico, ti senti soddisfatto?

Poi perchè ho scoperto questo video sconosciuto a me ed ero tipo

tumblr_inline_mgfkf0UsKv1qlpz4k    e poi       tumblr_l69pl7Mj1Q1qzdh9u   parecchio eccitata inzomma.

Poi una mia ex amica (diciamo così) con cui ultimamente parlo di più perchè siamo quasi vicine di banco (non M. sia chiaro) mi ha messaggiato, ed era dalla 5 elementare che non lo faceva perchè ora sta con le ‘Oche’. E mi ha lasciato parecchio sconcertata.

E quindi vi lascio con questo post parecchio inutile ma comunque… No, è solo un post inutile.

Oche con le scarpe.

Nella mia classe siamo 27 e i banchi sono disposti 4 a 4. Io sono l’unica sfigata che sta nella fila da 5 e quindi sono nell’angolo remoto della classe, cosa strana dato che sono una delle più basse della classe, e cosa che incrementa la mio miopia. Ebbene sì, ho scoperto di essere miope e certo non avere ancora gli occhiali e stare nell’angolo più lontano della classe non mi aiuta.

Ma oltre questo, ho vicino una demente. O meglio, non so se lei sa di esserlo, non penso proprio, perchè ogni volta che faccio una battuta sarcastica raffinata (perchè ovviamente le faccio (?)) lei si limita a sorridere, segnale evidente che non ha capito la battuta. Tornando a noi, io la conosco dalla prima media e il fato vuole che sin dalla prima io e lei facessimo tute le ricerche insieme. TUTTE. All’inizio volevo esserle amica, perchè era una delle più ‘popolari’ (ero una bambina piccola ed ingenua). Poi verso la seconda ho capito che M. era una deficiente patentata, e la voglia di esserle amica non superava quella di fare un bagno ghiacciato in Gennaio. Adesso che siamo vicine di banco, lei continua a parlarmi di tutto e di più. Ma soprattutto di scarpe. Nella sua vita precedente doveva essere una calzolaia, perchè sembra che sappia tutto sulle scarpe degli altri. Ma soprattutto sa criticare. “Oddio! Hai visto le scarpe di Pincopallino? Coi tacchi a 13 anni?” parla quella che si mette i leggins con una maglietta striminzita e le si vede tutto il culo. “Ma ti pare che Genoveffa deve mettere quelle scarpe? Sono vecchie!” e sono semplicemente diverse dalle sue. I genitori dovrebbero lasciarle un solo paio di scarpe malconcio, così poi vede se quelle degli altri sono brutte o se pensa prima di criticare.

Il punto è che lei pensa di essere originale. Pensa di avere vestiti unici e di avere un carattere che tutti vorrebbero. Ma lei non è così. E’ omologata alla massa. Ora, non voglio dire che io sia la rappresentazione fatta persona dell’alternatività, ma almeno cerco di essere me stessa. E quando la guardo mi ripeto che mai vorrei essere come lei, con i vestiti che tutti portano o le scarpe che tutti hanno. Con i vestiti sempre di una certa marca o con il cellulare uguale alle altre.

Anche io critico, ma le mie critiche (quasi sempre) sono fondate. Lei lo fa tanto per far prendere aria alla bocca. E poi proprio non critico tutti su tutto. Insomma, dai, non voglio passare la mia esistenza a criticare gli altri, ho ben altro da fare.

Tipo leggere.