Cinema

Mi piace tanto andare al cinema. Mi piace il cinema in senso generale, non solo il posto, ma andare in sala, sedersi sulle poltrone sempre un po’ sgualcite e sentire l’odore di popcorn mi dà un certo senso di pace che non fa mai male.

Mi piace discutere con i miei amici del film all’uscita ma causa un (credo) latente OCD preferisco andare da sola perché non posso sopportare i tic degli altri, per esempio un’amica di fianco a me che durante il film si mangia le unghie.

Incubo.

L’ultima volta che sono andata da sola al cinema sono andata in questo piccolo cinema della città in cui studio: da quando sono qui ho riscoperto i posti “privati”, niente TheSpace, UCI cinema, Mondadori o Feltrinelli. Questo cinema si trova vicino al porto e di fronte ci sono delle panchine che danno sul mare e sulle montagne allo stesso tempo.

Dicevo: l’ultima volta sono andata in questo cinema a vedere “Apocalypse Now Final Cut”, era l’unico cinema che lo dava e lo avevo visto due anni fa al liceo ma questa versione aveva delle scene aggiunte da Coppola in occasione dei 40 anni dall’uscita del film.

Su Facebook avevo letto che sarebbe durato oltre tre ore quindi avevo deciso di andare da sola per evitare qualsiasi disturbo alla mia debole infermità mentale.

 

Ecco la mia amica che si gode tranquillamente il film

Se non che dietro di me si siede una coppia di cinquantenni, non ho ancora ben capito se fossero sposati o si conoscessero da poco, apparentemente innocua. Appena si spengono le luci e comincia il film l’uomo della coppia comincia a bisbigliare ogni rumore e battuta degli attori per la prima mezz’ora, anticipando a volte anche le scene che sarebbero seguite dopo.

Io nella mia testa ero circa così:

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Dalla donna non arrivava quasi nessun rumore, tanto che avevo cominciato a pensare fosse caduta in uno stato catatonico per sopportare i suoi commenti, e in quel caso l’avrei imitata immediatamente. Lui continuava a spiegarle le scene, che non l’aveva mai visto, ma lei non dava nessun segno di reazione o di interesse oltre ad alcuni “Sì” “Ah”, tanto che a un certo punto mi è dispiaciuto per l’uomo-spoiler, che avendo visto che non c’era nessun riscontro, si è zittito per le due ore consecutive.

Mi sarei voluta girare e dirgli “Guarda, posso venire io la prossima volta con te al cinema, possiamo parlare del film quanto vuoi, basta che in sala stiamo seduti ad almeno 5 file di distanza, non sei tu sono io”.

 

FATE come volete

 

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Quando ero piccola leggevo tanti libri e spesso ne pescavo una dalla libreria in soggiorno quando non sapevo più cosa leggere. Mi ricordo che una mattina ho preso “La Fata Carabina” senza sapere di cosa parlava e in realtà senza poi neanche leggerlo: quando mia mamma l’ha trovato nella cartella si è stupita e poi messa a ridere perché non era ancora un libro adatto a me, ma io ero solo rimasta affascinata dalla copertina dell’edizione che avevamo. Non so perché ma ho sempre collegato quel libro al film “Le Fate Ignoranti”, nel senso li associo per nome, ma quando poi ho avuto l’età per leggere il libro e poi qualche mese fa ho guardato il film, ho capito che non avevano niente in comune se non quello, il nome (circa).

“Che stupidi che siamo: quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. A volte la vita ci scorre davanti e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.”

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini

i Nomi

Che strani che sono i nomi. A volte definiscono una persona mentre altre volte sono l’esatto opposto. Ce li affibiano due persone appena nati e ci rimangono appiccicati per tutta la vita! A voi è mai capitato di notare le stesse caratteristiche nelle persone con lo stesso nome? A me sì, ed infatti tutte le Elisabetta/e che ho conosciuto mi stanno antipatiche, e con tutte le Aurora/e ho un buon rapporto.

Certi nomi portano con loro un’aria di mistero, altri di serietà e altri di serenità. Il mio (abbinato al mio cognome) porta un’idea, a mio avviso, di italianità e di bontà (si capisce cosa intendo?).

Con il mio nome ho frequenti alti e bassi: mi piace perché è originale ma comunque vecchio, mi piace il suono ma è troppo lungo, mi piacciono le mie abbreviazioni ma non quando le sbagliano. A scuola, poi, i miei professori si confondono con il mio cognome e quindi mi chiamano Martina >.<

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A volte mi piacerebbe cambiare nome, e con loro la mia personalità: sarei una Dalila con un carattere forte, una Celeste sognante, una Beatrice aggraziata (anche se tutte le Beatrice/i che ho incontrato sono tutto tranne che aggraziate) o una Zoe tutta sprint.

Alla fin fine mi piace avere il mio nome, anche perché, tralasciando il significato biblico, tutti dicono che mi si addice molto e che riflette quello che sono, perché sono buona. Benedetta la Buona.

A voi piace il vostro nome? Lo vorreste cambiare qualche volta?

A presto

Benedicte (o Benedetta? :p )

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p.s. Questo post è stato ispirato dal film “Caos calmo”, che consiglio vivamente!

Shining a Madrid.

Vi scrivo ora perché non saprei quando farlo. Il 21 parto e vado a Madrid  tumblr_inline_mgfkf0UsKv1qlpz4k, insieme ai miei genitori, mio cugino, mia nonna e mia zia. Nessuno batterà mai la mia amica che ha viaggiato con 16 parenti. Cosa che io impazzirei peggio di Jack Torrance (se non sapete chi è mi deludete). Ritorno il 24 sera, e il 21 parto qualcosa come le 7, ciò vuol dire sveglia alle 4. Ma almeno vado a Madrid. Ritornerò, e quando lo farò vi dovrete sorbire assolutamente le mie centinaia di foto. Spero almeno non impazziate come Jack Torrence.

yeee
Non ha una faccia rassicurante e protettiva?