Un post su Oriana Fallaci (circa)

L’altra sera, sotto consiglio di una mia compagna di classe, ho guardato in TV la seconda parte di un film-documentario su Oriana Fallaci, “L’Oriana”. Poi ho anche visto, su internet, la prima parte.

Io di Oriana Fallaci avevo sentito solo il nome, per di più me n’ero ricordata pochi giorni prima, mentre aiutavo mia madre a mettere a posto la libreria in soggiorno. E poi il caso! Molte volte, infatti, sento la stessa parola o lo stesso argomento per più giorni di seguito, stranamente.

Comunque.

Ho visto il documentario e ho cominciato a fare delle ricerche, trovando le solite informazioni, data di nascita, infanzia, famigliari… Però io volevo sapere di più! Volevo leggere i suoi articoli e le sue interviste, che qualcuno di cui ho dimenticato il nome diceva che le domande erano più interessanti delle risposte. Ho letto delle sue delle sue opinioni sulla politica, quando era di sinistra e quando, dopo la rabbia e l’orgoglio, è stata additata come razzista e decretata di destra. Ho letto di tutti i posti che ha visitato, il Vietnam nel ’68, il Messico, la Grecia dei colonnelli, lo sbarco sulla luna (lei ovviamente non c’era, ma ha passato molto tempo con gli astronauti), l’intervista con Khomeini. E i libri! E gli articoli!

Io sono rimasta affascinata da lei e dalla sua vita, una vita così avventurosa e movimentata di una persona così forte e acculturata. E sapete una cosa? Mi è venuta voglia ora, come non mai, di scrivere. Sarà il suo personaggio che mi ha affascinato e, si sa, che “gli adolescenti cercano qualcuno da seguire e a cui assomigliare” ma a me è venuta una voglia matta di scrivere tutto quello che penso, di scrivere la verità e di non avere paura del giudizio degli altri!

Mi sono anche informata su come diventare giornalista, so che è frettoloso e che, conoscendomi, questa passione scemerà piano piano. E, ovviamente, ho trovato la risposta più ovvia: per fare la giornalista devi avere tanta passione (e anche tanta raccomandazione, scriveva uno). E io ce l’ho? Certo che ce l’ho! Voglio fare sapere a tutti la verità, o comunque come la penso io. Cercando e cercando è venuto fuori che diventare giornalista (affermato poi) è molto difficile, perché in questi anni ce ne sono già molti, che come ben sappiamo, finiranno di lavorare molto molto tardi. E allora un po’ mi sono scoraggiata, perché (già da piccola) ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto diventare giornalista; così ho ripensato ad altri lavori che mi piacerebbe fare, ovvero l’interprete o la traduttrice. E mi è diventata ovvia una cosa che, nella mia mente, già sapevo: io voglio viaggiare! Io voglio viaggiare in lungo e in largo, conoscere tanta gente, sapere le loro storie e vedere tanti posti! (Forse  è grazie a mia madre che ho questa passione per i viaggi e per il mondo, come anche la passione per la lettura). Io vorrei davvero esaudire questa mia priorità, perché è una priorità per me.

Intanto leggo “Se il sole muore”, sperando di visitare almeno la metà dei posti che ha visitato lei e di vivere almeno metà delle esperienze che ha vissuto lei.

ORIANA FALLACI E' MORTA A FIRENZE

4/5

E’ morto il cartolaio del nostro paese. La notte dal 4 al 5 marzo. E’ morto. E non aveva neanche 40 anni. Di tumore ai polmoni. Sembrava quasi che gli fosse passato, invece no, dimagriva sempre di più, perché la malattia è stronza, e non ti lascia scampo quando si è impossessata del tuo corpo. E sembrava così felice a Carnevale, tutti i bambini vestiti che entravano nel negozio. Anche lui ha 2 figlie: una di 11 e l’altra di 5 anni. E lo sapevano che loro padre sarebbe deceduto, sua mamma le avvisava. Ma forse quelli che ci sono rimasti più male siamo noi ragazzi, che entravamo ed uscivamo dal suo negozio con le figurine dei Panini, che compravamo adesivi da collezionare, i giornalini con i poster. E ora è morto. Così, senza averci avvisato. Facendo finta che andasse tutto bene. E pensare che domai sarà sepolto, sotto terra, dove alla fine tutti si dimenticheranno di lui, se non le persone intime; pensare che appena entravi nel negozio ti salutava sorridente. E adesso non ti saluta più nessuno.