My first kiss went a little like this…

Vorrei farvi una domanda un po’ troppo sdolcinata per i miei gusti ma me la impone la mia curiosità: dov’è stato il vostro primo bacio? Potete scrivermi di qualunque bacio, anche quello che non è stato il primo ma vi è sembrato che lo fosse.

Quello che voglio considerare il mio primo è stato su una panchina vicino ad un fiume tedesco, faceva freddissimo e sapeva di menta.

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Margherita Dolcevita, peso più in mutande che vestita

– E ci sono periodi molto maperò nella vita. Il fiume degli eventi ristagna e non si sa quale direzione prenderà, e andiamo alla deriva in acque torbide. Poi l’acqua diventa limpida, il torrente scorre, e tutto torna trasparente.

– Allora io raccolgo i chilometri di pellicola della mia vita, mi ci avvolgo come nelle spire di un serpente e alla fine trovo quel pezzo di racconto. Cerco di togliere via il troppo dolore, e la futilità, e i particolari superflui, tanto so che torneranno poco alla volta.

– Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?

– Ma quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna, se no saremmo tutti in galera. E non è neanche giusto dire: mi sono svegliato incazzato, ti sei svegliato e poi, in un attimo, hai fabbricato i tuoi motivi di rabbia. E se metti la sveglia per andare a fare un attentato di buon’ora, beh, fino a quando la sveglia non trilla sei innocente.

– Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti, e gli altri, e cioè tutti.

– La morale è: non dobbiamo ridere quando siamo contenti noi, ma quando sono contenti loro.

– Guardali bene. Guardali negli occhi. Hanno bei vestiti, belle etichette, begli incarti, ma sono velenosi.

(ultimamente prendo citazioni o disegni di altre persone, ma fidatevi che se vi dovessi scrivere quello che penso veramente vi ritrovereste mogimogi, tristitristi, altro che il finale di Margherita Dolcevita! Che comunque straconsiglio a tutti; l’avevo letto un paio di anni fa ma senza rifletterci molto: ora, invece, ha assunto un sacco di significati e ha molti messaggi nascosti. ((e poi assomiglio anche un po’ a Margherita, che se fosse vera però non sopporterei)) AAAH I LIBRI!)

 

marghe

Tanto per non studiare. (post corto ed insensato)

L’altro giorno girovagavo per il Net (parola da professionista) e mi sono riscontrata su questo sito, dove puoi creare la tua gif con foto o con la webcam, e votare le gif degli altri. Inutile dire che ho già creato qualche gif, a cui puoi dare qualche effetto o disegnare accanto. Vi lascio le mie due prime creazioni! (scusate per la faccia da ebete complessata. E ho anche scoperto che una sopracciglia è più alta dell’altra, vabè, le sopracciglia sono sorelle non gemelle, come si suol dire.) Ho cambiato grafica, vi piace?

Dato che non le fa muovere, basta che con il vostro amico mouse clicchiate sulla foto, che andrà in un’altra finestra, muovendosi (avete capito? Insomma, basta che ci cliccate sopra e si muove)         me

eyes

Edems nel paese delle invalsi.

Tempi or sono, Edems era un piccola ragazzuola ingenua. Le piaceva raccogliere fiori e far svolazzare al vento i suoi capelli biondi. Era davvero una ragazza intelligente, ma così lontana dal futuro, cosa volete che siano 14 anni di esistenza? Ma un bel giorno la prof. di matematica disse: “Prepariamoci per gli esami!”. E fu lì, che i fiori appassirono, e i capelli non svolazzarono più.

E’ verosimile a quello che è successo nella mie mente. Gli esami (seppur di terza media), erano un problema lontano anni miglia, ma quando la nostra prof. ce li ha ricordati, su ogni faccia, e soprattutto sulla mia, si è dipinta una maschera di incredulità. Di già? E non è che non ce l’abbiano ricordato dall’inizio dell’anno, ma quando ho versato i soldi per comprare l’eserciziario delle prove invalsi, mi sentivo già adulta. E il fatto è che non lo sono. Dopo andrò alle superiori e dopo ancora all’università. E poi? Non so
cosa aspettarmi. E poi io sono maledettamente timida. Non ce la faccio a stare davanti ai miei insegnanti, io, piccola e minuta su un banco altrettanto piccolo, mentre loro, con gli occhi assetati di insufficienze, giudicheranno il mio lavoro. Non posso. Esagero un po’? Probabilmente sì. Ma non voglio crescere.

Lasciatemi ancora raccogliere fiori e far svolazzare i capelli.