Margherita Dolcevita, peso più in mutande che vestita

– E ci sono periodi molto maperò nella vita. Il fiume degli eventi ristagna e non si sa quale direzione prenderà, e andiamo alla deriva in acque torbide. Poi l’acqua diventa limpida, il torrente scorre, e tutto torna trasparente.

– Allora io raccolgo i chilometri di pellicola della mia vita, mi ci avvolgo come nelle spire di un serpente e alla fine trovo quel pezzo di racconto. Cerco di togliere via il troppo dolore, e la futilità, e i particolari superflui, tanto so che torneranno poco alla volta.

– Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?

– Ma quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna, se no saremmo tutti in galera. E non è neanche giusto dire: mi sono svegliato incazzato, ti sei svegliato e poi, in un attimo, hai fabbricato i tuoi motivi di rabbia. E se metti la sveglia per andare a fare un attentato di buon’ora, beh, fino a quando la sveglia non trilla sei innocente.

– Una gigantesca, unica ragione divideva il mondo in quelli che l’avevano, cioè tutti, e gli altri, e cioè tutti.

– La morale è: non dobbiamo ridere quando siamo contenti noi, ma quando sono contenti loro.

– Guardali bene. Guardali negli occhi. Hanno bei vestiti, belle etichette, begli incarti, ma sono velenosi.

(ultimamente prendo citazioni o disegni di altre persone, ma fidatevi che se vi dovessi scrivere quello che penso veramente vi ritrovereste mogimogi, tristitristi, altro che il finale di Margherita Dolcevita! Che comunque straconsiglio a tutti; l’avevo letto un paio di anni fa ma senza rifletterci molto: ora, invece, ha assunto un sacco di significati e ha molti messaggi nascosti. ((e poi assomiglio anche un po’ a Margherita, che se fosse vera però non sopporterei)) AAAH I LIBRI!)

 

marghe

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4/5

E’ morto il cartolaio del nostro paese. La notte dal 4 al 5 marzo. E’ morto. E non aveva neanche 40 anni. Di tumore ai polmoni. Sembrava quasi che gli fosse passato, invece no, dimagriva sempre di più, perché la malattia è stronza, e non ti lascia scampo quando si è impossessata del tuo corpo. E sembrava così felice a Carnevale, tutti i bambini vestiti che entravano nel negozio. Anche lui ha 2 figlie: una di 11 e l’altra di 5 anni. E lo sapevano che loro padre sarebbe deceduto, sua mamma le avvisava. Ma forse quelli che ci sono rimasti più male siamo noi ragazzi, che entravamo ed uscivamo dal suo negozio con le figurine dei Panini, che compravamo adesivi da collezionare, i giornalini con i poster. E ora è morto. Così, senza averci avvisato. Facendo finta che andasse tutto bene. E pensare che domai sarà sepolto, sotto terra, dove alla fine tutti si dimenticheranno di lui, se non le persone intime; pensare che appena entravi nel negozio ti salutava sorridente. E adesso non ti saluta più nessuno.